Donne e carriera: è ancora più difficile con un marito che lavora troppo.

 

Donna e lavoro

Emerge da un’indagine della Cornell University, presto pubblicata sull’American Sociological Review, la rivista dell’associazione dei sociologi americani, effettuata su più di 25 mila lavoratori.
Non solo la carriera per le donne con una famiglia è difficile, ma la situazione può peggiorare se il lavoro del partner va oltre le 50 ore settimanali.
Chi ha mariti che lavorano troppo finisce per compensare le sue assenze in famiglia e invevitabilmente questo limita ulteriormente la sua libertà e le prospettive di carriera.
Perché anche se si tratta di due partner entrambi occupati, è quasi sempre la donna a dover rinunciare a carriera e soddisfazioni professionali per il bene della famiglia, soprattutto se l’uomo è costretto ad un super carico di lavoro. Molte sono costrette anche ad abbandonare il proprio lavoro.

Dai dati si nota che se l’uomo lavora, settimanalmente, in media 50-60 ore, cresce il numero di donne costrette ad abbandonare il proprio lavoro (+16% rispetto alla media); se le ore lavorative del marito superano le 60 ore, la percentuale sale del 42% rispetto alla media.
Sì perché mentre la donna risente degli straordinari del marito ed è costretta a modificare il proprio lavoro se non a lasciarlo, questo non vale per gli uomini.
Anzi, più alta è la posizione che ricopre la moglie, più l’eccessivo lavoro del marito incide su di lei e, visto che lui non riesce a ridimensionare il suo orario lavorativo, deve pensarci la donna.
Questo si traduce in un 51% di donne in più rispetto alla media, che devono lasciare il lavoro e abbandonare le proprie prospettive professionali.
Se poi ci sono i figli le percentuali salgono ancora: il 34% in più rispetto alla media sono costrette a lasciare il lavoro se l’uomo lavora tra 50-60 ore. Addirittura il 90% se il marito va oltre le 60 ore settimanali.
La carriera dell’uomo, invece, anche fosse padre di famiglia, non risente in alcun modo delle ore lavorative della moglie, anche se lei dovesse lavorare più di 60 ore a settimana, lui non abbandona il proprio lavoro.

Molti passi in avanti sono stati fatti in materia di parità, ma forse quando siamo di fronte a questi dati, viene da chiedersi se non si può fare ancora qualcosa in più.
Forse le aziende non sono in grado di applicare un criterio qualitativo del lavoro prestato, piuttosto che quantitativo.
Occorre forse agire a livello aziendale, per oltrepassare le disparità in ambito lavorativo e far conciliare le esigenze della carriera, in particolare delle donne, con quelle della famiglia.

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